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Alcuni suggerimenti per la redazione e la presentazione della tesi di laurea

 

 

 

 

 

 

La struttura della tesi

           Una tesi ha, di norma, questa impostazione: Introduzione; Metodo; Risultati; Discussione. Queste fasi sono organizzate, al minimo, in quattro capitoli. Molto spesso si sviluppano su sei capitoli. In dettaglio:

L'introduzione

           La parte introduttiva può essere costituita da un'introduzione vera e propria (obiettivi e piano generale del lavoro) e da un capitolo che chiarisce l'ipotesi di ricerca, inquadra il problema e riassume la letteratura principale sull'argomento.

Il metodo

           Si presentano i dati (per i dati empirici deve esserci una chiara descrizione dei criteri di scelta e delle modalità di raccolta) e si descrive la metodologia (approccio teorico e fasi della ricerca). Questi argomenti possono essere trattati in un solo capitolo o in due capitoli distinti.

I risultati

           Si espongono i risultati derivati dall'analisi dettagliata dei dati. Anche in questo caso, può esserci un capitolo distinto sull'analisi dei dati e uno sui risultati che si sono ottenuti.

La discussione

           Si valutano i risultati ottenuti rapportandoli alla letteratura preesistente. Normalmente segue un capitolo finale di conclusioni che riassume criticamente il lavoro svolto.

 

 

Organizzazione complessiva della tesi:

           La tesi può essere scritta in italiano, nella prima o nella seconda lingua straniera. La scelta della lingua non incide sulla valutazione finale della tesi.

          

           Ogni capitolo va numerato. All'interno di ciascun capitolo ogni sezione e sottosezione vanno numerati nel modo seguente:

           1. (capitolo);

           1.1. (prima sezione del primo capitolo);

           1.1.1. (prima sottosezione della prima sezione del capitolo 1), ecc.

           Questo sistema permette di fare rimandi all'interno della tesi: "Come si è visto in precedenza (1.2.2) la posizione di Goffmann ...".

           Gli esempi (brani di trascrizioni; brani di testi oggetto d'analisi ecc.) vanno numerati a partire da (1) per ogni capitolo. Questo sistema favorisce i rimandi interni: "Come si è visto nell'esempio (2)", e si intende l'esempio (2) del capitolo in corso; oppure "Come si è visto nell'esempio (3) del secondo capitolo".

 

           Nella versione definitiva, dunque, una tesi deve contenere, nell'ordine:

           *          indice dettagliato (in cui si riporta il titolo di ogni capitolo e i titoletti delle varie sezioni con il numero della pagina.

           *          introduzione

           *          capitoli

           *          conclusioni

           *          bibliografia generale

           *          eventuali appendici (tabelle riassuntive, grafici, trascrizione completa dei dati analizzati ecc.)

           *          1 riassunto della tesi (indicativamente di due pagine) in ognuna delle due lingue non usate per la stesura.

 

           Si consiglia di portare all'esame di laurea alcune copie dei riassunti, insieme con la fotocopia del frontespizio e la fotocopia dell'indice generale della tesi da distribuire alla commissione.

 

4.         Tesi di traduzione

           Il testo da tradurre deve essere di almeno 8.000 parole e deve essere accompagnato da un commento in cui vengono discussi i criteri su cui si basano le scelte traduttive, i loro fondamenti teorici, e come sono stati risolti alcuni problemi specifici. Il commento costituisce la parte centrale della tesi di traduzione per almeno due ragioni:

                       a. Il laureando deve dimostrare di sapere non solo tradurre a un buon livello, ma anche di sapersi destreggiare con i materiali consultati/ consultabili e di saper riflettere sul processo traduttivo in cui è impegnato. Deve dimostrare di essere in grado di condurre ricerche, avere appropriati riferimenti teorici, pensare in modo originale e comunicare le sue conoscenze in modo accademico.

                       b. Il commento rappresenta il modo in cui la pratica e la teoria del processo traduttivo si integrano e/o sono stati acquisiti dallo studente. Serve, cioè, a rivelare il quadro di riferimento entro cui lo studente ha preso le sue decisioni e a dimostrare in che modo egli ha migliorato le proprie capacità traduttive lavorando alla tesi.

Suggerimenti per la classificazione dei problemi:

           Man mano che traduci, prendi appunti su ogni parte del testo di partenza che ti crea problemi. A intervalli regolari (ogni 500 parole circa) riesamina i problemi incontrati e classificali. Ti forniamo un elenco parziale (da integrare cioè con le caratteristiche specifiche del testo da tradurre) per classificare i più ricorrenti problemi di traduzione e quindi per identificare i punti rilevanti per il commento :

           *          mancata comprensione del testo di partenza (non conosci tutte le parole; conosci le parole ma non il tono, ovvero se lo scrittore vuole essere ironico, didattico ecc.).

           *          registro del testo (ad esempio è molto formale e tu vuoi renderlo ancora più formale per le differenze tra i lettori di partenza e uelli d'arrivo).

           *          problemi dovuti allo stile dell'autore (ha usato uno stile molto conciso e diretto, mentre tu credi che uno stile leggermente più ricco sia più appropriato).

           *          elementi specifici della cultura di partenza (l'autore dà per scontato il background dei lettori, diverso da quello dei lettori d'arrivo).

           *          problemi sintattici (lunghezza delle frasi e loro complessità)

           *          modi di dire e varie forme di idiomatismi

           *          scelte lessicali (termini molto specialistici non ancora standardizzati nella lingua d'arrivo oppure termini culturali o che non hanno equivalenza nella lingua d'arrivo.

           *          integrazione fra il testo scritto e gli elementi grafici (diagrammi, istogrammi, mappe ecc.) nel testo di partenza. In che modo renderla nella lingua d'arrivo?

Alcuni consigli:

           - Un problema di traduzione può richiedere lunghe ricerche. Non è il caso di proporre una soluzione fino a che non hai valutato varie ipotesi possibili (che vanno esplicitate nel commento).

           - NON è accettabile una spiegazione del tipo: "l'ho trovato sul dizionario", "è corretto così", "ho deciso di fare così". E neanche: "dato che non l'ho trovato da nessuna parte, ho chiesto a un madrelingua, a un esperto della materia, ecc." . Gli "esperti" della lingua, della materia o della teoria della traduzione sono solo una delle fonti a disposizione del traduttore, e, come tali, vanno confrontate, valutate, ed eventualmente confermate sulla base di altre ricerche o di espliciti presupposti teorici.

           - Nella scelta del testo da tradurre, considera i possibili problemi che potrebbe porti e il modo in cui potresti trattarli nel commento. Dovresti prendere in considerazione sia la tua abilità traduttiva in un campo particolare ("sentire" l'argomento, esperienze precedenti, letture, ecc.) sia le possibilità di commento che i problemi del testo possono offrire (su un testo troppo banale può esserci poco da dire). Cerca di bilanciare facilità e difficoltà: devi affrontare una sfida, ma anche evitare di essere troppo ambizioso.

5.         Glossari e tesi terminologiche

           Da ricerche linguistiche e terminologiche, condotte con adeguata metodologia scientifica in ambiti specialistici, possono derivare glossari e repertori terminologici. Questi glossari possono, a loro volta essere progettati come tesi di laurea autonoma o come capitolo in una tesi di traduzione.

           Una ricerca terminologica presuppone che non si duplichi materiale già esistente. Si deve quindi controllare, attraverso tutti i canali disponibili, che non esistano né glossari (cartacei o computazionali), nè vocabolari tecnici del settore, nella combinazione delle due lingue in questione.

           Una tesi di glossario deve basarsi sull'analisi di testi autentici e aggiornati, in quantità e combinazione rappresentativa. I testi da cui viene estratta la terminologia e le opere di consultazione utilizzate devono essere sempre esplicitamente menzionati; la tesi, inoltre deve indicare i criteri applicati nella scelta dei testi e nell'estrazione dei termini.

           Il glossario deve essere compilato secondo i criteri ufficialmente definiti dai maggiori centri di ricerca terminologica; non ha la forma di una lista, ma di uno schedario terminologico. Gli schedari terminologici vanno realizzati con appositi programmi al computer; la tesi deve contenere la stampa delle relative schede secondo un formato standard (v. oltre). Alla tesi vanno allegati i dischetti. Le schede verranno eventualmente utilizzate ed aggiornate, anche al di fuori della tesi di laurea.

           Una tesi terminologica deve contenere almeno 200 schede con le relative traduzioni.

           Il glossario deve essere corredato da una sintetica presentazione dell'ambito tecnico-scientifico a cui si riferisce, da cui risultino anche gli elementi di attualità e i principali aspetti operativi che possano motivare e condizionare la relativa ricerca terminologica. Deve inoltre contenere una dettagliata e organica discussione dei problemi linguistici e traduttivi affrontati in tute le fasi della compilazione, ed eventuali puntualizzazioni o approfondimenti riguardanti la teoria e la prassi terminologica.

Formato della scheda:

           Le schede devono contenere almeno i seguenti campi:

           - Denominazione principale

           - Eventuali varianti (abbreviazioni, acronimi, varianti regionali, ecc.)

           - Definizione ufficiale (con indicazione della fonte)

            - Esempio in contesto (con indicazione della fonte)

            - Sinonimi

            - Proposta di traduzione

            - Indice di affidabilità

            - Note

            - Termini connessi (eventuali iperonimi, iponimi ecc.)

           Nel caso in cui il glossario rientri in specifici progetti ufficiali, possono essere richiesti ai candidati particolari adattamenti della scheda.

 

6.         Riferimenti blibliografici.

Indicazioni generali:

           Devi riportare la fonte di qualsiasi informazione (idee o dati) che hai ricavato da testi letti, indicando nel testo della tesi l'autore (o gli autori) e la data di pubblicazione del libro o dell'articolo a cui stai facendo riferimento. Questa indicazione costituisce un rimando alla bibliografia generale che fornirà altri dettagli relativi alla fonte bibliografica (v. oltre). Citare le fonti è una convenzione del genere "tesi" a cui è necessario adeguarsi sia perché è questione di correttezza non attribuirsi il merito di idee altrui, sia perché rimandare all'opinione di studiosi noti ti evita di giustificare dettagliatamente (e con prove) molte delle cose che dici: un'affermazione pubblicata da uno studioso, sulla base delle proprie ricerche, ha in qualche misura l'avallo della comunità scientifica, mentre le affermazioni non provate di uno studente sono prive di autorevolezza.

           La bibiliografia generale alla fine della tesi deve contenere tutti (e soltanto) i lavori indicati con autore e data nel testo e nelle note. E' ordinata in ordine alfabetico per autore (in caso di omonimia vale l'iniziale del nome proprio); le opere di uno stesso autore vanno elencate in ordine cronologico - dalla più vecchia alla più recente); in caso di più autori l'opera va inserita secondo il cognome del primo degli autori che compaiono nella fonte. Ad esempio:

                       Lakoff G. & M. Johnson (1980). Metaphors we live by. Chicago: University of Chicago Press.

           va indicato sotto Lakoff (anche se nell'ordine alfabetico "J" precede "L").

           E' molto probabile che certi manuali generali o opere fondamentali nella disciplina all'interno della quale hai ritagliato l'argomento della tesi ti abbiano influenzato. Anche in questo caso, se non sono mai citati nel testo della tesi, non vanno inseriti nella bibliografia generale.

           Sono possibili ulteriori appendici bibliografiche nel caso in cui una certa categoria di testi costituisca l'oggetto d'analisi della tesi. Ad esempio se la tesi analizza 20 traduzioni italiane di Peter Pan, si può avere un elenco, distinto dalla bibliografia generale, delle 20 traduzioni (con relativi riferimenti al nome del traduttore, anno di pubblicazione, città, casa editrice, pagine).

           Le norme che regolano i riferimenti bibliografici nel testo e in appendice sono legate in parte alle diverse tradizioni culturali e in parte alle consuetudini delle diverse case editrici. Per fare qualche esempio, c'è una grande variabilità culturale nella presenza / assenza di note dense di indicazioni bibliografiche; varia il formato del riferimento nella bibliografia generale (dove mettere la data; se scrivere il nome dell'autore in tutte maiuscole; se mettere un "pp./ pag./pagg." prima di indicare il numero delle pagine, ecc.). Si consiglia quindi di concordare col relatore le norme specifiche di redazione. Ciò che è davvero importante, qualsiasi sistema di riferimenti bibliografici venga scelto, è la coerenza. Le indicazioni che seguono sono quelle normalmente usate per le pubblicazioni scientifiche in area anglo-americana, ormai diffuse anche in molte pubblicazioni internazionali di area linguistica.

Bibliografia finale:

             Volumi

Libro di un solo autore:

           Cognome, Iniziale del nome. (data). Titolo in corsivo, prima lettera maiuscola. Città: Editore.

           Goffman, E. (1974). Frame analysis. Boston: Northeastern University Press.

Libro di più autori:

           Cognome, Iniziale del nome. e / and (oppure &) Iniziale del nome. Cognome (data). Titolo in corsivo, prima lettera maiuscola. Città: Editore.

           Vicentini, G. e N. Zanardi (1987). Tanto per parlare. Roma: Bonacci.

           Hope, B., A. Faith & S. Charity (1946). The greatest of these is crooning. Damascus: Epistles.

           Brown, P. and S. Levinson (1987). Politeness: some universals in language use. Cambridge: Cambridge University Press.

Libro a cura di un solo curatore:

           Cognome, Iniziale del nome. a cura di/ed. (data). Titolo in corsivo, prima lettera maiuscola. Città: Editore.

           Caliumi, G. a cura di (1993). Shakespeare e la sua eredità. Parma: Zara.

           Aston, G. ed. (1988). Negotiating service. Bologna: CLUEB.

Libro a cura di più curatori

           Cognome, Iniziale del nome. e/and Iniziale del nome. Cognome a cura di/eds. (Data). Titolo in corsivo, prima lettera maiuscola. Città: Editore.

           De Stasio, C., M. Gotti e R. Bonadei a cura di (1989). La rappresentazione verbale e iconica: valori estetici e funzionali. Milano: Guerini.

           Button, G. and R.E. Lee eds. (1987). Talk and social organization. Clevedon: Multilingual Matters.

             saggi in riviste

           Cognome, Iniziale del nome. (Data). "Titolo in tondo" (non corsivo). Titolo rivista in corsivo, Volume in numero arabo, pagine senza pp.

           Duranti, A. (1984). "The social meaning of subject pronouns in Italian conversation". Text, 4: 277-312.

           Bull, R. and K. Mayer (1988). "Interruptions in political interviews: A study of Margaret Thatcher and Neil Kinnock". Journal of language and social psychology, 7: 35-45.

                       Nel caso la numerazione delle pagine riparta da 1, in ciascun fascicolo (invece di essere progressivo per l'intero volume), aggiungere numero / mese.

           Rodotà, S. (1994). "Magistratura e politica: il caso italiano". Passato e presente, XII, 32 (maggio-agosto): 5-12.

             saggi in raccolte

           Cognome, Iniziale del nome. (Data). "Titolo in tondo" (non corsivo). Iniziale del nome. Cognome curatore (data). pagine senza pp.

                       Il libro sarà inserito con un riferimento bibliografico distinto, sotto il nome del curatore (vedi norme per libri a cura).

           Davidson, J. (1984). "Subsequent versions of invitations, offers, requests and proposals dealing with potential or actual rejection". In J.M. Atkinson and J. Heritage (1984). 102-128.

Riferimenti bibliografici nel testo:

           Si cita il cognome dell'autore senza iniziale/i del/dei nome/i (tranne casi di omonomia), seguito da una virgola e dalla data di pubblicazione dell'opera citata. Eventualmente si inserisce il numero delle/a pag. citata dopo i due punti. Per esempio:

          

           (TESTO TESI) Anche se alcuni studi sottolineano l'affidabilità dell'autovalutazione (Bachman & Palmer, 1989; Blanche, 1990), l'esperimento di Le Blanc (1994: 81-116) mette in discussione precedenti risultati.

           Anche quando si riferisce con le proprie parole il pensiero di altri, ciò va documentato. Ad esempio:

           (TESTO TESI) Questo movimento dialettico è racchiuso nella nozione stessa di identità: l'identità si costruisce in modo relazionale attraverso la differenza dall'altro, ma identità suggerisce anche uguaglianza e un terreno comune tra persone (Friedman, 1996: 15).(SEGUE TESTO TESI)

Riferimenti a materiali tratti da Internet

           Come per le altre fonti bibliografiche, i riferimenti a materiali tratti da Internet vanno indicati nel testo con l'autore e la data, senza un numero di pagina. Qualora vengono fatti riferimenti a piu' documenti/contributi dello stesso autore e dello stesso anno, questi vanno distinti aggiungendo il mese (Zorzi, Dicembre 1997), oppure una lettera (Zorzi, 1997a, b). Nella bibliografia, i riferimenti devono conformarsi ai modelli seguenti:

            Pagine web

           Cognome, Iniziale del nome. (data). Titolo pagina. URL

            Esempi:

           Wainwright, M. 1995. Citation style for internet sources. http://www.cl.cam.ac.uk/users/maw13/citation.html

           Zorzi, D. (1997a). Guida alla preparazione delle tesi di laurea. http://sslmit.unibo.it/tesi/guida.htm

           Zorzi, D. (1997b). Guida alla preparazione delle tesi di laurea: aggiornamenti. http://sslmit.unibo.it/tesi/guida2.htm

            Contributi a liste

           Cognome, Iniziale del nome. (anno, mese, giorno). Subject. Nome lista, volume. numero. URL

           Tent, J. (1995, February 13). Citing e-texts summary. Linguist list, 6. 210. http://lamp.cs.utas.edu.au/citation.txt

 

            Altre informazioni

Per le pagine WWW:

           La data deve essere quella in cui il documento è stato creato o, se successivamente aggiornato, quello dell'ultimo aggiornamento. Questa data è solitamente riperibile in fondo alla pagina WWW, oppure sulla home page di un gruppo di pagine.

           Il titolo dev'essere quello dato nell'elemento <TITLE> di una pagina www (che compare sulla barra in alto del browser). Qualora questo sia assente, si può usare il primo <HEADER> che compare nella finestra del browser (<H1>). Qualora l'header si differenzi sostanzialmente dal titolo, può essere aggiunto come sottotitolo usando i due punti (Titolo: Header).

Per i contributi a liste:

           La data deve essere quella di posting sulla lista

           Il titolo dev'essere quello indicato nel campo Subject in cima al contributo, omettendo l'eventuale Re: iniziale. Il titolo della lista e il volume/numero è quello indicato in cima al contributo.

URL

           L'URL è la parte più importante del riferimento, in quanto deve permettere al lettore di ritrovare il documento in questione. Pertanto, gli URL vanno riprodotti con la massima cura, conservando l'uso delle maiuscole e delle minuscole dell'indirizzo originale. Non si mette un punto finale dopo l'indirizzo. Se si deve andare a capo nel mezzo di un URL, questo deve essere fatto subito dopo un slash (/) o un doppio slash (//). Nell'andare a capo non devono essere aggiunti dei trattini.

            Posta elettronica

I messaggi di posta elettronica, in quanto privati, non possono essere ritrovati dal lettore, e pertanto vanno citati nel testo come personal communication o comunicazione personale, es. (Zorzi, personal communication). Le comunicazioni personali non vanno inserite nella bibliografia finale.

Citazioni:

           Ogni citazione di brani o frasi altrui deve essere accompagnata dal nome dell'autore, dall'anno di pubblicazione e dalla pagina (o dalle pagine). Una citazione breve, indicativamente entro le due righe, è inserita fra virgolette nel testo:

           (TESTO TESI) E' particolarmente difficile trovare una strategia efficace per tutti, in un contesto in cui (CITAZIONE) "la necessità di acquisire in breve tempo abilità accademiche è in contrasto con le loro reali conoscenze" (Giacalone-Ramat, 1991:8). (SEGUE TESTO TESI)

           Una citazione lunga indicativamente oltre le due righe, è staccata dal testo e non va posta fra virgolette: può essere scritta in corpo minore rispetto al testo o nello stesso corpo. E' comunque necessario che sia rientrata rispetto al margine sinistro del testo della tesi. I riferimenti bibliografici vanno inseriti fra parentesi nella riga successiva alla fine della citazione, allineati a destra. Per esempio:

           (TESTO TESI) Questo lavoro tratta alcuni aspetti del parlato naturale, considerato in una prospettiva interazionale, vale a dire come

                       (CITAZIONE) un esempio di quell'organizzazione in virtù della quale gli individui si riuniscono e sostengono una situazione che ha un centro d'attenzione ratificato, reciproco e in continuo sviluppo, il che li colloca insieme in qualche sorta di mondo mentale intersoggettivo.

            (Goffman 1987:111)

           Se l'autore è già nominato nell'immediato contesto della citazione (e non si rischia di confonderlo con altri autori nominati), è sufficiente fornire fra parentesi solo data ed eventualmente pagina. Per esempio:

           (TESTO TESI) Brown & Levinson sostengono che: "Apart from its general import, the book makes a number of important theoretical and methodological points" (1987: xiii)

 

           Le omissioni all'interno delle citazioni si segnalano con (...);

           L'intervento su una citazione (ad esempio l'aggiunta di un soggetto esplicito) si segnala con parentesi quadre [ ].

           Se si vuole attirare l'attenzione del lettore su una parte del testo citato, si metterà questa parte in corsivo e si scriverà "corsivo mio" oppure "my emphasis" dentro la parentesi dopo il riferimento bibliografico. Per esempio: (1987: 13, my emphasis)

Note:

           Le note vanno messe a piè di pagina e devono essere numerate a partire da (1) per ogni capitolo. La nota svolge essenzialmente due funzioni: rimando bibliografico per opere marginali rispetto al punto che si sta trattando (ad esempio: "per un maggior appprofondimento si veda Goffman (1967: 58 e segg)"; accenno a un punto minore, ma rilevante, che interromperebbe il discorso in atto.

Un consiglio importante:

           Inizia, fin dall'inizio della tua ricerca, a riportare su un file a parte le indicazioni bibliografiche di TUTTI i libri e di TUTTI gli articoli che via via consulti, seguendo le norme bibliografiche riportate sopra. E' probabile che, nella stesura definitiva della tesi, non tutto ciò che avrai letto sarà citato: alcuni riferimenti dovranno, quindi, essere tolti. Comunque, fare un controllo incrociato fra i riferimenti nel testo e la bibliografia generale, al termine del lavoro, fa risparmiare tempo e si ottiene un prodotto più accurato; se cerchi, invece, di mettere insieme la bibliografia tutta in una volta, non solo il lavoro è più lungo, ma rischi di non saper più ritrovare un'informazione importante o di non poter più identificare chi ha scritto (e a quale pagina!) il brano che hai fedelmente citato.

                       Preparare la bibliografia richiede attenzione e precisione: non sono accettabili errori, neanche di battitura. Consegnala al relatore con un largo anticipo rispetto alla stesura finale e chiedi sempre aiuto se hai dei dubbi sulla forma appropriata da usare in casi specifici.

 

7.         Suggerimenti per il processo di scrittura

           Per tutti, il processo di scrittura di una tesi è lungo, faticoso, a volte deprimente: ci possono essere momenti di blocco e di assoluta insoddisfazione per certe cose che si sono scritte, magari con sforzo. E' necessario accettare l'idea che tutte le parti della tesi saranno - in misura maggiore o minore - riscritte più volte, tenendo ben presente che il processo di riscrittura è una componente importante e impegnativa dell'elaborazione della tesi, almeno quanto la stesura iniziale.

           Alcuni suggerimenti possono essere d'aiuto:

           Comincia a scrivere presto qualcosa: uno schema, un punto da discutere col relatore, un aspetto del problema che ti interessa. Non solo ciò aiuta a rendere proficuo l'incontro con il relatore (v. sopra), ma ti aiuta a riprendere l'abitudine allo scrivere (per molti studenti l'ultimo elaborato scritto in italiano è stato il tema della maturità). Nessuno si aspetta che le prime cose scritte siano perfette: sono da considerare prove, in nessun modo definitive, per almeno 3 motivi:

                       a) la tesi è un lavoro attraverso il quale si impara progressivamente a scrivere meglio acquisendo man mano le convenzioni del discorso scientifico.

                       b) la scrittura della tesi non è tanto un atto di comunicazione di idee, ma piuttosto un'attività che aiuta a chiarirsele progressivamente.

                       c) quando si inizia una tesi non si sa esattamente dove si va a finire (e, normalmente non lo sa neanche il relatore). Non si tratta di confusione mentale, né vostra, né del relatore, ma è una caratteristica del processo di ricerca: infatti, attraverso indicazioni bibliografiche, reperimento dati, analisi di dati ecc., si possono identificare via via punti interessanti che mettranno in evidenza problemi diversi, richiedendo quindi successivi aggiustamenti al piano di lavoro iniziale.

           E' inutile pensare di produrre la tesi in maniera del tutto lineare, cominciando dall'introduzione per arrivare alle conclusioni. E' normale, invece, lavorare a fasi alterne o contemporaneamente su parti diverse: ad esempio alla raccolta e analisi di dati empirici e, nello stesso tempo, alla ricerca e analisi di materiale bibliografico per la parte teorica. Di solito si inizia a scrivere partendo dal capitolo sulla metodologia usata o sulla descrizione dei dati / testi su cui si intende lavorare. In ogni caso, l'ultima parte da scrivere è l'introduzione (l'introduzione a un1 testo presuppone una visione di insieme di ciò che il testo contiene: è ovvio, quindi, scriverla al termine del lavoro).

           La scrittura è un processo ciclico con un'interazione fra le sue componenti: non solo si passa attraverso più versioni dello stesso capitolo, ma ogni capitolo viene spesso rivisto alla luce della stesura degli altri. Nella fase di revisione finale, che comporta l'attenta rilettura dei vari capitoli come un unico testo, sarà necessario tagliare le parti che si rivelano ripetitive, irrilevanti o fuorvianti nell'economia generale del lavoro.

 

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